STORIA DI BRESSO

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Il Novecento è coinciso con il secolo di massimo sviluppo dell’area a nord di Milano, che nel frattempo si è configurata come il simbolo del processo di trasformazione socioeconomica dell’intero Paese.

E Bresso è uno di quei luoghi che ha vissuto la transizione da una realtà prevalentemente agricola a una di carattere industriale, profilandosi – assieme all’hinterland cui appartiene – tra le più avanzate zone d’Europa.

Questo piccolo territorio (con i suoi 3,4 kmq) incarna questo processo di evoluzione e ne va fiera. A due passi da Milano, Bresso è sede di una stratificazione incommensurabile di memorie: il vecchio borgo, le pittoresche cascine, le tradizionali corti, le nobili “ville di delizia”, le evidenze religiose, l’insediamento industriale, fino alla città del terziario avanzato.

Il toponimo. La storia di Bresso è inscindibilmente legata all’origine del suo toponimo: l’etimologia più accreditata del nome della località (in latino Brixium) deriverebbe dal celtico brig (che sta per ‘colle’ o ‘piazzaforte’). Alcuni stabiliscono un nesso fra Bresso e l’antica provincia della Francia orientale chiamata Bresse. Secondi altri, il nome della città proverrebbe da un suo antico proprietario terriero di origine germanica, un certo Berizzo.

Le origini. Certo è, invece, che nel IV secolo a.C. i Galli Insubri, una popolazione celtica proveniente dall’Europa nordoccidentale, emigravano in direzione sud; attraversarono le Alpi e si stabilirono nella pianura padana. Gli Insubri si unirono con i locali, anch’essi di origine celtica, una popolazione ascrivibile a quella che è genericamente chiamata la “Civiltà di Golasecca”.

L’Epoca Romana. Il primo nucleo abitato di Bresso dovette essere costituito da un piccolo gruppo di capanne poste in un luogo leggermente sopraelevato, circondate da una fertile campagna e bagnate dal corso del fiume Seveso. Completata la colonizzazione romana, nel 49 a.C. Giulio Cesare estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della Gallia Cisalpina. Mid-land, propriamente la “terra di mezzo”, allora ancora un villaggio celtico, mutò il nome in Mediolanum.

Il cristianesimo. La diffusione del cristianesimo nelle zone rurali si verificò molto lentamente: lo comprova la scarsità di reperti anteriori al V sec. d.C. La presenza di Sant’Ambrogio (339-397) come vescovo di Milano procurò varie comunità di fedeli. Furono anche costruite delle basiliche al di fuori delle mura, per coinvolgere la popolazione del contado nelle attività liturgiche: si inaugurava così l’opera massiccia di evangelizzazione della zona.

I Longobardi. Nel 568 tutta la zona situata al nord del Po fu occupata dai Longobardi, e la loro permanenza si registrò per più di duecento anni. I distretti rurali si svilupparono a scapito dei centri urbani, e il territorio fu suddiviso in partizioni chiamate ‘fare’.

L’età della pieve. Alla dominazione longobarda seguì quella carolingia. Nacque quella che si chiamava pieve (o più propriamente plebs), ovvero la comunità dei fedeli che si sviluppava intorno a un centro battesimale di carattere rurale. La pieve era costituita da una chiesa principale e dagli altri edifici religiosi distribuiti intorno. Tra il IX e il X secolo se ne annoveravano almeno dieci nel contado della Martesana (coincidente con l’attuale Brianza). Il territorio rurale, secondo l’ordinamento franco-longobardo, fu suddiviso in fondi, e ancora ulteriormente frazionato in cosiddetti ‘mansi’ assegnati a coloni. La Brixium dell’età medioevale si presentava come un piccolo raggruppamento di case eseguite in pietra e in legno, circondate da campi e terreni che appartenevano per lo più a ordini religiosi.

L’età dei Comuni. Nel corso del XII secolo si affermarono i liberi comuni, entità territoriali che si contrapponevano all’autorità dell’Imperatore Federico Barbarossa. Molti comuni lombardi imposero tasse, esercitando diritti di mercato, amministrando la giustizia, e controllando le principali arterie di comunicazione. La contesa tra Milano e l’imperatore condusse la città alla capitolazione nell’anno 1158. Quattro anni dopo, Milano fu da capo costretta alla resa, subendo pesanti saccheggi. Nell’arco di qualche anno, tuttavia, riuscì a riconquistare l’egemonia economica e a porsi al vertice della coalizione dei Comuni lombardi. Nel 1176, a Legnano, la Lega Lombarda sconfisse definitivamente Federico Barbarossa. La pace di Costanza del 1183 approvò la rinuncia imperiale sui comuni lombardi e restituì a Milano il ruolo di potenza egemone. I borghi della Martesana, allora, furono amministrati dal Comune di Milano. Monza e il suo territorio entrarono definitivamente nell’orbita di Milano e anche Brixium ebbe il medesimo destino, intrecciando la sua storia in divenire con le vicende della metropoli milanese.

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